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Territorio

Territorio

Siamo al principio del viaggio. La strada è lunga e il paesaggio cambia rapidamente.

Castel del Monte e Puglia settentrionale

Siamo nelle parte più aspra e selvaggia della Puglia. Rocce calcaree compongono l'altopiano delle Murge, il cui nome deriva da Murex, pietra aguzza. Dossi e avvallamenti di origine carsica si alternano a tratti pianeggianti costituiti da superfici spianate, in cui la terra pietrosa, resa coltivabile dall'ingegno dell'uomo, è diventata presupposto di tipicità e gusto. Nella parte più settentrionale della Murgia nasce la nostra azienda, nei territori della zona DOC pugliese, che prende il nome dal meraviglioso maniero federiciano "Castel del Monte". Un territorio selvaggio, dal clima tipicamente mediterraneo, dove estati calde e aride si alternano a inverni lunghi e freddi spesso accompagnati nella parte più a nord da precipitazioni nevose. Le piogge, molto rare in estate, si concentrano alla fine dell'autunno. In questa terra a nord coltiviamo i migliori vitigni autoctoni: Nero di Troia, Bombino nero, Bombino Bianco, Moscato Reale, Pampanuto e l'Aglianico per ottenere vini dal bouquet pieno, con sentori speziati, dal gusto corposo.

Valle d'Itria e area del Primitivo

L'asprezza tipica del paesaggio della Murgia degrada in questa zona collinare in cui si alternano poggi e avvallamenti, querceti, vegetazione mediterranea e vigneti.
Muretti a secco ben allineati contengono le cosiddette "terre rosse", a ridotta fertilità e in grado di conferire particolare pregio alle produzioni viticole. La Valle d’Itria, le cui caratteristiche costruzioni in pietra (i trulli) sono state riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è un territorio dalla forte vocazione vitivinicola; qui nei secoli si sono succeduti popoli diversi, dai Messapi ai Romani, dai longobardi ai Bizantini, dai Normanni agli Svevi, ognuno dei quali ha lasciato testimonianze storiche e artistiche di grande pregio, come testimonia una città su tutte, la bianca Ostuni.
Nella Valle d'Itria coltiviamo varietà autoctone a bacca bianca come il Fiano Minutolo - per un vino dal colore paglierino e sentori delicatamente fruttati - e il Primitivo, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione dell'uva.

Salento

Scendendo ancora più a sud, trasportati dal caldo vento di scirocco, arriviamo sulla costa salentina, il “Tacco d’Italia”, dove dominano i forti profumi salmastri, i paesaggi azzurro mare e il riflesso argentato degli ulivi tra le sagome di antiche torri di avvistamento.
Un territorio argilloso e calcareo, pianeggiante e dolcemente adagiato tra due mari, lo Jonio e l’Adriatico.

Qui coltiviamo il principale tra i vitigni autoctoni locali, il Niuru Maru, forma dialettale leccese per il celebre Negroamaro. Sull’origine di questo nome non paiono esserci molti dubbi: i due termini “nero” e “amaro”, infatti, ben descrivono i due tratti fondamentali di queste uve.